Quando inizia un viaggio

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Quando inizia un viaggio?

Ci penso, bevo una birra, guardo il cellulare. Troppo difficile.

Ho deciso di scrivere un blog sul viaggio che io e Checco faremo in Scozia. Ho deciso di farlo perché l’entusiasmo che sento da quest’autunno, quando sono capitata per la prima volta sul sito di Wilderness Scotland e ho deciso che l’obiettivo della mia vita era attraversare le Highlands del Nord in canoa, voglio che rimanga. Non voglio però affidare il sorriso che mi si spalanca al solo pensiero della partenza alla mia memoria, così poco affidabile.  E non posso sopportare l’idea che sia lei a decidere cosa tenere e cosa invece scartare. Io voglio, tra 20 anni, riaprire questo blog e ricordare stasera, a quattro giorni dalla partenza, che mi era finito l’aglio e stavo facendo uno scalogno, olio e peperoncino e ancora solo l’immaginavo, Edimburgo. Scrivo per contrastare i miei ricordi altamente deperibili.

Scrivo pubblico. Perché il solo pensiero di partire mi fa sentire libera e coraggiosa. Perché, come quando corro, l’idea di farlo mi fa sentire un eroe e le vicende degli eroi, allora, vanno raccontate. Scrivo pubblico anche perché sono abituata, ormai, ad essere lontana, ma a non esserlo mai completamente. E se i miei amici sono con me ogni giorno, in quelle piccole abitudini, nei dettagli che mi fanno pensare a loro, nelle cose che dico e che dicevano loro, nelle abitudini ereditate, nel ricordo improvviso di una lunga serata a parlare o di una risata senza respirare. Se i miei amici saranno con me anche in Scozia, questo è il modo che ho scelto perché loro ci si ritrovino. (Ho quasi scotto gli spaghetti).

Non avevo pensato a come chiamare il blog del viaggio (“Voglio fare un blog del viaggio”, dicevo) fino a che non ho dovuto scegliere un indirizzo wordpress. L’ho scritto. Quando vado in ufficio, e piove, e arrivo al lavoro con i piedi umidi, la pioggia è la cosa più odiosa che ci sia. Ma quando corro, e viene a piovere, e mi bagno i piedi e i capelli, e sui polpacci mi schizzo col fango, continuo a correre e quella pioggia è la cosa più liberatoria che ci sia. Ribaltarsi e finire in acqua sarebbe una cosa insopportabile se mi succedesse nella vita di tutti i giorni. Sarà solo un’eventualità a cui essere pronta quando sarò partita. Bagnarsi e non doversi preoccupare è liberatorio. Sarà vacanza.

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