In realtà sono già partito…

zaino

La verità è che per questo viaggio siamo già partiti da un paio di mesi…
Ma forse non siamo ancora veramente pronti. Solo capire cosa potesse servirci è stato difficilissimo e l’unica cosa che veramente avrebbe potuto salvarci la vita, una canna da pesca portatile… non c’è stata nello zaino (mi dispiace Denis, andremo a trote da qualche parte in Italia).

Siamo pronti?! Sì, ho comprato anche la pala pieghevole… direi che ormai non possiamo più tirarci indietro. E chi lo sa, magari finisce che impariamo ad andare in canoa e non ci ribaltiamo 🙂

Zaini ai posti… pronti… via!

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Mentre Checco finge – di essere stato da Decathlon, di essere pronto a partire, che gli unici dubbi siano solo filosofici… – io:

-chiudo l’ufficio, parto per le ferie, momento che aspetto da un anno, un.an.no!, cammino per la strada e mi viene l’ansia di avere lasciato l’ufficio;

-torno a casa con l’ansia e con l’ansia inizio a fare la valigia. Una mia amica mi dice che è normale, che a lei l’ansia da chiusura del lavoro ogni tanto le viene anche quando stacca il venerdì. Io non avrei più lo stomaco al posto suo. Lavoriamo troppo. E che problemi da fighetta del primo mondo che ho io.

– faccio lo zaino per il campeggio, la valigia per il turismo, tengo i liquidi in valigia, i sotto-zaini fuori per completarli domani mattina, cerco di rispondere a caso alla domanda “quante magliette mi serviranno in campeggio? E se piove davvero tutto il tempo? E se cado in acqua? E se devo prestarne una a qualcuno? E se Jurassic World?”. È difficilissimo. Ulteriore ansia, arriva allo stomaco.

– Checco inizia a chiamarmi: “Ceci… (riassunto) non voglio imbarcare la mia valigia, la mia valigia non mi piace, non la voglio”; “Ceci… mi aiuti a prendere i biglietti del treno?”; “Ceci… quante magliette hai preso?”. Ansia. È ora che mi viene il vomito.

Sto cucinando i noodles (questi buonissimi) che forse non mangerò, tagliando i cetrioli sottilissimi per rilassarmi, cantando le canzoni che ascoltavo quando ero un’adolescente incompresa e che oggi ancora mi calmano. Perché si sa, al mondo solo Vasco, gli Smashing Pumpkins e Dolores O’ Riordan mi capiscono. Però vorrei che Vasco non avesse mai scritto “Come riempi bene quei jeans”.

Checco ha ordinato il sushi. Vuole riparlarmi della valigia, cosa che mi fa svenire, ma poi non lo fa. “Faccio male a volte a ridere di te?”. Cazzo. Cazzo, cazzo, cazzo. Siamo in vacanza. I sottozaini per terra, la giacca impermeabile fuori dall’armadio, telefoni e macchine fotografiche in carica. Domani dormiremo in un altro letto. Il momento che aspettavamo da un anno è qua.

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