A Cruden Bay / Verso Fionn Loch

giornodue

Una cinquecento gialla. Piumino estivo dai colori sgargianti. Jeans a modo e scarpe sportive. Se ci vedessi da fuori direi: “italiani.” Sfrecciamo per la South Coast Trail ascoltando per la seconda volta l’unica playlist caricata sul cellulare. Ci fermiamo per fare foto di paese in paese: dove vediamo una bella spiaggia, dove le rondini si grattano la pancia con il grano, dove una chiesa giace diroccata da secoli, dove un paesino sorge al limitare del bagnasciuga, dove un faro illumina la rotta, lì si posa il nostro sguardo e il nostro obiettivo – click.

crovie

Abbiamo deciso di regalarci un albergo bello per la notte e siamo qua, in un paese che è un campo da golf o in un campo da golf divenuto paese, poco distante dalle rovine di un castello a picco sul mare. Il letto profuma di pulito, la carta igienica di borotalco.

Per sei giorni la carta igienica è stata un lusso e un tormento. Forse la prima cosa di cui ho sentito la mancanza in quella spiaggetta su Loch Veyatie. Per l’amor del cielo, non che non ci fosse affatto, no! Ma andava usata con parsimonia, poi sotterrata. Per non lasciare tracce partendo dai nostri accampamenti.

Il secondo giorno abbiamo remato una decina di minuti, prima di arrivar al luogo prescelto per iniziare il portage. Il portage è quando ti carichi tutto in spalla (barili, zaini, casse, remi, sacche) e trascini le canoe da un sistema di fiumi e laghi all’altro. Da Loch Veyatie a Fionn Loch  nel nostro caso. Ognuno porta le proprie cose, poi un po’ di attrezzatura comune, poi insieme si aiutano i più forti a trascinare le canoe. Un tragitto di un chilometro circa compiuto in tre ore abbondanti.

Il problema – il primo grande imprevisto – è il suolo della Scozia. Il terreno scozzese, più che a terra solida su cui poggiare fermo il piede, rassomiglia ad una spugna che, marcescente, continua a dover assorbire troppa acqua e ormai si scioglie. Nessun passo è mai sicuro. All’inizio ci si premura di non mettere i piedi nel fango. Poi ci si rassegna al fango, ma si vorrebbero quantomeno evitare i piccoli tratti di palude. Ma ci si rassegna presto anche alla palude, basta evitare i buchi.

Ho sempre pensato che Alice nel paese delle meraviglie, di cui la nazione intera sta celebrando i 150 anni, fosse un’opera di fiction, dove l’elemento favoloso ha inizio quando la piccola Alice cade in un buco. Mi trovo, ora, a dover rivalutare dove inizi l’elemento fantastico (probabilmente con la durata della caduta, concludo). Il fatto è che il suolo, qua, è pieno di buchi, in cui si cade continuamente. Sei lì che stai portando il tuo barile, ansante, dalla cima di una collinetta alla cima di un’altra collinetta alla lunga vallata fino al lago, e infili lo stivale in un buco e il buco ti risucchia lo stivale. Ogni passo in questa situazione diventa una cosa seria. Siamo tutti delle piccola Alice.

Terminato il portage e arrivati al Fionn Loch siamo saliti in canoa, abbiamo attraversato il lago strettosi in fiume, siamo sfilati sotto le pendici del solido monte Suilven e siamo arrivati sulle rive verdi di una meravigliosa laguna: la nostra nuova casa.

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