Isle of May / salendo sul monte Suilven

suilven

Il mare si è gonfiato nel pomeriggio e ora, sulla barchetta sbattuta dalle onde, in diversi cominciano ad accusare una certa nausea. Tante persone di mezza età attorno a noi, ma soprattutto tante coppie felici che stringono a sé i loro bimbi. Io sono l’unica madre single con un bebè di 140 chili. Cullato dal rollio della nave Checco dorme amabilmente, mentre io devo sorreggerlo per evitare che caschi addosso agli altri passeggeri.

Siamo di ritorno dall’Isola di May, riserva naturale dove ogni estate trovano casa all’incirca un milione di uccelli e dove abbiamo visto i puffin. La fatica del viaggio in canoa si allontana sempre di più.

Al terzo giorno di viaggio abbiamo iniziato ad accusare le prime difficoltà. Ci siamo arrivati dopo una notte da incubo, con un vento fortissimo che rendeva la tenda più simile ad una barchetta in tempesta che ad un riparo per la notte. Tra il vento forte e la pioggia, la paura che la tenda volasse via, Checco che mi aveva detto di aver sentito un animale incastrato tra i due strati di tenda, abbiamo dormito davvero poco. Al mattino ancora pioveva e tirava vento. Ea comunque giornata di riposo, con l’ascensione del monte Suilven in programma.

Il vento era così forte che per raggiungere le pendici del monte non abbiamo potuto attraversare il fiume in canoa, ma abbiamo dovuto guadarlo. Salire è stato abbastanza duro, non tanto per la lunghezza o la pendenza del percorso, ma ancora una volta per la terra su cui si basava: scivolosa, spugnosa, piena di buchi. Al nostro passaggio le ranocchiette ci facevano largo, unici animali incontrati insieme alle due pecorelle che per un po’ hanno tenuto compagnia a Checco.

In cima, la vista sui due lati del monte era sublime, un che di Sturm und Drang dato dall’esercito di nuvole basse che incombeva e si chiudeva sul paesaggio circostante, così che sembrava di essere l’unico punto fermo al centro esatto di un caleidoscopio.

sera

A valle, di nuovo al campo, mi sono lavata: bagno nel lago, poi a riva mi sono insaponata per poi risciacquarmi a secchiate di acqua di lago sull’erba. Per quanto nel costume fossero rimasti blocchi di terra, dopo mi sentivo davvero pulita.

La giornata si è schiarita sul tardi, diventando il momento più bello della viaggio sia per me che per Checco: una tranquilla remata in canoa a prendere l’acqua al fiume sotto un cielo finalmente terso, con la luce calda delle ore della sera.

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