Giorni 3 – 5: Bucatini al coniglio (Ischia)

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Non potevamo immaginare che in un’ora in traghetto ci saremmo cotti come due calamari…
Ma arrivando a Ischia dopo un imbarco abbastanza travagliato dal porto di Napoli, abbiamo cominciato a vedere la bellezza di quest’isola. Tutto il tratto di mare tra terra e isola è invaso da imbarcazioni di tutte le dimensioni (con cui gli isolani hanno un rapporto di odio e amore) che sfrecciano in ogni direzione.

Una volta attraccati al porto di Ischia con il traghetto, capiamo che anche il traffico sull’isola non è meno caotico. Per nostra grande fortuna però abbiamo approfittato della gentilezza di Isabella e Giovanni, i nostri host (grazie Airbnb!) che sono persino venuti a prenderci e ci hanno accompagnato a casa loro – e, per un paio di giorni almeno, anche nostra. Noi ci sistemiamo, solo dopo aver ritirato il nostro bolide a due ruote, nella camera del Mandarino, con vista Procida. Più tardi, nel tempo di un bicchiere di spremuta, Isabella ci aggiorna su tutte le attività, ristoranti e spiagge dell’isola – formidabile!

IMG_4426Pare veramente che non avremo tempo di fare tutto, ma vogliamo riposarci e godere un po’ di questi posti, così decidiamo di approfittare di uno dei parchi termali, Castiglione.
Si perché Ischia è di fatto una polveriera e solo grazie a questi “sfoghi” sembra che la situazione sia tranquilla e nessuno pensi che prima o poi potrebbe saltare tutto in aria…
L’origine vulcanica rende la terra fertilissima e la vegetazione è rigogliosa, fiori e alberi ovunque.
Alle terme poi si sprecano le piscine di acqua a tutte le temperature, dai 26 ai 50 gradi.
E noi, tra una vasca e l’altra, ci addormentiamo all’ombra.

IMG_20160731_205909Ischia poi è famosa per il coniglio e non potevo di certo esimermi da assaggiare questo piatto della tradizione, perciò in sella al nostro scooter ci dirigiamo verso le colline per raggiungere la Peppina, con la sua incantevole terrazza sul mare. Grazie al consigli di Isabella arriviamo comodamente, nonostante le strade strette e il traffico caotico di auto e motorini, e i bucatini al sugo di coniglio sono una vera libidine!

Prima di lasciare la terraferma, ci manca solo una cosa: dopo tutte le peripezie passate dalle nostre sacche sub, è il momento di svuotarle e immergerci. Se le prime immersioni servono a riprendere confidenza con il mondo subacqueo, alla terza restiamo incantati: in mezzo, tra Procida e Ischia, c’è una secca, dove l’acqua è profonda al massimo 20 metri. Scendendo, si passa sotto ad un arco di roccia dalle pareti altissime, completamente coperto di margherite gialle e arancioni e di coralli.

Passato l’arco entriamo in una grotta di una decina di metri, il buio spezzato dai fasci di luce degli ingressi secondari. Un paguro ciccione abita una stanza della grotta e ci fermiamo a porgergli i nostri saluti, prima di riemergere, sbattuti dalla corrente, per salutare Isabella e Giovanni e imbarcarci…

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