Giorno 9: Il momento perfetto e le armonie (attorno ad Ischia)

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10:30 is bruschetta time. I hadn’t eaten any tomatoes for more than one year, in Belgium they really taste like nothing and I stopped buying them. Here tomatoes are delicious and for this very reason the bruschetta at 10:30 is a moment I love. I eat it in one bite: the bread, the oil, the garlic are delicious, the basil smells like parfume and the tomatoes taste like heaven. (…) I would now like to sit at the table and go back reading my book, but Ash calls me from the back of the boat. He wants to know whether I would like to helm it. Of course I do.

Stamattina io e Alessandra, che dorme con me in cabina, ci siamo svegliate leggermente in ritardo. Abbiamo scoperto solo dopo che, per capire se è ora di scendere dal letto, io guardo lei e lei guarda me e solo miracolosamente non siamo rimaste a letto fino a mezzogiorno nei giorni passati.

Colazione, spesa pulizia, alle otto e mezza eravamo comunque pronti a salpare. Abbiamo slegato i parabordi e li abbiamo rilegati all’interno della barca. Abbiamo lasciato il porto e abbiamo issato la vela. “Cecilia, vuoi fare tu il nodo a otto?” Mi trovo a rispondere stupidamente “Sì, ma qual è?”. Il nodo a otto è quello che per farlo bisogna fare una &. Lo faccio. “La gassa?” “È il nodo con la storia?” È il nodo con la storia, lo faccio. Issiamo la vela, la fisso. Il primo turno di avvistamento è il mio e per la prima volta mi sento abbastanza sicura da stare in piedi a prua, proprio in cima. Sotto di me c’è solo il mare e io ci sto volando sopra; il mio turno passa senza nessun avvistamento, ma velocissimo. Smonto e mi sdraio sul ponte, sotto il sole del mattino finisco il mio libro. “The past harmonizes” nota a più riprese il protagonista del romanzo, sottolineando le coincidenze e i déjà vu che costellano il suo viaggio indietro nel tempo negli anni Sessanta.

Alle 10:30 è l’ora della bruschetta. Non mangiavo pomodori da quasi un anno, in Belgio proprio non ne vale la pena. Qua sono buonissimi e proprio per questo la bruschetta delle 10:30 per me è una festa. La divoro: il pane buonissimo, l’aglio buonissimo, l’olio buonissimo, il basilico profumato, i pomodori sublimi. Solo dopo avere raccolto dal piatto l’ultimo pomodorino caduto mi accorgo che non ho neanche fatto una foto. Dovrò cercare di ricordarmele con gli occhi della memoria, queste bruschette di metà mattino in mezzo al mare.

FullSizeRenderLa mattina scivola via veloce, arriva ora di pranzo e le mezze penne alla norma che ci ha preparato Chester sono buonissime. Poi Alessandra, che ha davvero una pazienza infinita, mi spiega come fare a sedermi in punta alla nave. Ho un po’ di problemi con le vertigini, mi sudano le mani e ho paura che mi scivolino i piedi, ma quando riesco finalmente ad appoggiarmi mi sembra di volare sul mare. Blu. Bluissimo.

Tornerei a sedermi appoggiata al parabordo, ma Ash dal timone mi fa segno e mi chiede se voglio provare a guidare la barca. Mi siedo tra lui e Chester e dopo anni capisco come sia possibile guidare una barca a vela dove si vuole e non solo dove porta il vento e, già che ci siamo e il pomeriggio è tranquillo, mi spiegano pure come fanno a volare gli aerei. Ho un po’ di problemi a tenere la direzione, un po’ di problemi a fare tutto in realtà, ma capire piano piano dove tenere gli occhi e a cosa prestare attenzione è per me una soddisfazione grandissima.

Mentre tengo il timone tra le mani, l’idrofono trasmette il fischio di un delfino. Prima solo uno, poi un altro, fino a che non diventano forti e frequenti. Per qualche minuto, mentre tutti cercano i delfini da qualche parte sui trecentosessanta gradi di mare che ci circondano, rimango da sola a guidare la barca e mi sento investita di una responsabilità grandissima. Poi li vediamo, dietro di noi. Bisogna fare qualcosa, sento inserita in un discorso la parola “strambare” e lascio il timone.

I delfini sono stenelle striate, Ash e Chester le hanno identificate ancora prima di vederle, solo dai fischi. Stanno viaggiando e non hanno voglia di perdere tempo con noi. Li vediamo sempre solo da lontano, venti metri al massimo, ma prima di scomparire uno di loro ci regala uno spettacolo incredibile: un triplo salto all’indietro che ci lascia a bocca aperta.

Tornando ad Ischia il tempo cambia. Vediamo improvvisamente tantissime isole attorno a noi e il Vesuvio vicinissimo. Sulla sinistra incalza un fronte compatto di nuvole, il mare non è più blu, ma sembra un foglio di carta argentata, i colori di Ischia sono più vividi che mai.

IMG_20160805_182805Stiamo rientrando dal nostro ultimo giorno di barca. Sediamo all’ombra, già un po’ di malinconia addosso, quando Ash chiama “Did you see that sort of rainbow?”. Corro a vederlo, poi ci sdraiamo sotto l’albero. Fisso questo arcobaleno di arrivederci pensando a quello che ci aveva dato il benvenuto l’anno scorso, mostrandosi a noi mentre entravamo ad Edimburgo. Penso alle armonie di cui parlava il mio libro, penso che pure questo è un momento di storia che si armonizza.

Ci sono l’albero, le bandierine, Checco che mi guarda, il cielo, l’arcobaleno, il mare che ci dondola, il legno sotto la mia schiena. Penso che sia un momento perfetto. Lo è.

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