Il primo giorno sulla neve

3c75ea81-21d0-4258-a186-be53f8a0e1a1Sono bloccata con mezzo metro di neve sulla tavola da snowboard. Stavo parlando mentre tagliavo una pista per raggiungere un bordo, probabilmente dicendo qualcosa di inutile, e mi sono distratta per un secondo: quanto è bastato per sbagliare la traiettoria di dieci centimetri e trovarmi davanti la cima di un alberello mezzo sepolto dalla neve. Mi sono dovuta aggrappare ad un ramo per fermarmi e non schiantarmi e ora sono bloccata qui.

Con tutta questa neve sulla tavola in pianura bisogna scavare e spingere un bel po’ e se ci sono quattro o cinque persone che aspettano bisogna scavare e spingere in fretta e se bisogna scavare e spingere in fretta ci si stanca e io, in questi casi, inizio a farmi promesse che non manterrò. Questa volta, la promessa è che dall’anno prossimo e per tutto il resto della mia vita passerò ogni capodanno in Salento.

Siamo un gruppo di quindici e oggi è il nostro primo giorno di neve. Siamo arrivati a Niseko dopo un viaggio lunghissimo e pieno di imprevisti: lasciata la mia nuova amica Lena (ancora commossa) al bed and breakfast di Kyoto, abbiamo preso tre treni e siamo arrivati ad Osaka, dove abbiamo passato la notte. Il giorno dopo abbiamo preso un aereo, aspettato che altri voli in ritardo ci portassero i nostri ultimi compagni di viaggio, preso due furgoni e siamo partiti per Niseko, dove siamo arrivati, dopo qualche peripezia, ad ora di cena.

Sembriamo un bel gruppo, che è esattamente quello che era mancato in Scozia. Non solo siamo tanti, che aiuta sempre ad ammortizzare un pochino eventuali frizioni, ma ci stiamo anche davvero affiatando. Forse il fatto di dovere fare fronte insieme all’impatto con una cultura completamente diversa dalla nostra ci sta aiutando ad unirci ancora più di quanto avrebbe fatto la sola passione comune per la neve. Siamo tutti sulla stessa barca o, in senso più letterale, siamo tutti intorno allo stesso tavolo a dover ingoiare una gelatina ricoperta di briciole, o polvere, a seconda dei punti di vista e della sensibilità delle papille.

Siamo tutti passati per un bagno che non sapevamo usare e, prima o poi, quasi tutti lo abbiamo allagato. Io, ad esempio, ho avuto un ripensamento dopo avere lanciato per la prima volta la funzione “bidet” e mi sono spostata, lasciando che l’indomito getto d’acqua inondasse parquet e tappetino. Ci sono però persone che già raccontano di water impazziti sparare acqua senza comando.

Siamo tutti nelle mani di un taxista perplesso che non sa dove portarci e ed emette strani suoni di perplessità e sconfort. Sul sedile di dietro cerchiamo di non ridere a voce troppo alta, ma non riusciamo a trattenerci completamente dallo sghignazzare.

Ma sono solo io bloccata nella neve qui, ora. Ho provato ad uscirne e sono stanchissima, ma non ce l’ho fatta. Riprendo fiato e mi aggrappo ad un ramo, per riprovare a risollevarmi. Col peso li faccio scossare tutti: sono ricoperti di ghiaccio e, sbattendo l’uno contro l’atro, tintinnano facendo un suono come di cristallo. “Tintintintintin!!!” Mi lascio andare e, liberi dal mio peso, i rami si raddrizzano e ondeggiando tintinnano di nuovo. È una suono magico, una situazione magica che mi ricorda vecchie favole. Lascio che svanisca il suono e torno a scavarmi fuori dalla neve.

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